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Novara lì, 1° Gennaio 2018
 
Impresa o return on investment?
Don Luigi Sturzo, i giovani e la libera economia di mercato
Comunismo e capitalismo si sono rivelati grandi ingannatori, un grande imbroglio morale e intellettuale, nemici di una concezione economica libera, entrambi basati su poteri superconcentrati e manipolatori

 
Il comunismo avrebbe dovuto trasformare gli uomini da individui oppressi in persone protette dallo Stato, ma togliendo loro spirito d’iniziativa, responsabilità, creatività e dunque libertà. Per questo è fallito. Il capitalismo non fallirà, perché ha in sé la forza naturale della libertà economica. Ma cade nelle peggiori crisi quando questa libertà viene piegata a comportamenti immorali.
Ecco perché il pensiero di don Luigi Sturzo rappresenta ancora, o forse soprattutto, oggi una vetta del pensiero economico cattolico e liberale. Ci aiuta infatti a distinguere tra un sistema economico di libero mercato basato sull’impresa e un sistema dove al centro c’è la logica finanziaria che tutto distrugge e tutto soffoca. Sturzo è come sempre dalla parte dell’economia d’impresa, libera, contro il super capitalismo di cui vide profeticamente gli esiti nefasti che hanno contribuito alla terribile crisi di questi anni. Il travaglio che stiamo vivendo è il tormentato processo per tornare dal super capitalismo all’economia libera e umana, imprenditoriale e responsabile.
Ai giovani, Sturzo dice poche cose semplici, ma fondamentali. Dice:
• Prendete in mano il vostro destino. Non aspettatevi niente dallo Stato o da altre entità lontane o astratte, o da caricature grottesche dello Stato, come le Regioni;
• Forgiate il vostro futuro seguendo esempi e insegnamenti;
• Non scoraggiatevi. Diventate duri, testardi, indignati. Abbiate fiducia in voi stessi;
• Dovete essere molto preparati. Il nostro mondo così complesso richiede sempre più conoscenza, competenza, volontà consapevole, preparazione;
• Affrontate la fatica, non barattate mai la vostra dignità;
• Imparate più che potete e studiate più che potete.
 

Don Luigi Sturzo.


Novara lì, 1° Gennaio 2018
 
Dico la mia. Scrivono gli amici di Civitas
quello che non va nel multiculturalismo: mettiamoci insieme rinunciando ciascuno a qualcosa. E' questa la ricetta di qualcuno che si è fatto l’idea che il compromesso risolve
 
Pastrocchio inimmaginabile in cui tutti sarebbero scontenti. Sempre che da una parte e dell’altra ci fosse qualcosa a cui non poter rinunciare, un principio, una fede, una tradizione. Perché di questo si parlerebbe, non certo di un velo o di una veletta. Dunque siamo nel campo delle sette pertiche e delle illusioni. La verità, mi sembra, è che ci si può mettere d’accordo, tra diverse religioni, usi e costumi soltanto se e quando si sono imparati la conoscenza e il rispetto reciproco in modo che tutti siano liberi di praticare il proprio culto ovunque, tutti a porte aperte, tutti secondo regole e leggi di libertà e di democrazia. A fare una qualche concessione di qui e una qualche concessione di là ci abbiamo già provato. O meglio: hanno cominciato a provarci quei maestri, maestre, direttori scolastici che, un po’ in buona fede, un po’ in mala fede, un po’ per pigrizia, davanti al primo ragazzino islamico hanno deciso che il presepe poteva offenderlo. Quindi non facciamolo che non va bene. Chissà se quei maestri sapevano che Gesù è anche per l’Islam una figura storica, che il Corano lo cita decine di volte con una deferenza che tanti cristiani (si fa per dire) se la sognano. Magari lo sapevano, ma Gesù stava un po’ sui calli a loro. In compenso ci sono adesso dei politici – che non entrano in chiesa neanche per i funerali – che reclamano presepi da tutte le parti. Che sia propaganda contro i migranti?.
 
A.T.
 

Presepe in collina (Foto M.Mormile).


Novara lì, 1° Gennaio 2018
 
Il parere di Eurostat
Tassi di disoccupazione giovanile misinterpreted

 
Il paradosso a cui si arriva è che il tasso di disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni può essere molto elevato anche con pochi disoccupati e forze di lavoro ridotte. Questo è dovuto al metodo impiegato per costruire il dato. La preoccupazione di vederci chiaro deriva dalla necessità di comprendere il fenomeno più a fondo e in modo corretto: per trovare rimedi veri ai problemi occorre conoscere la situazione effettiva. Allo scopo di evitare che visioni distorte producano rimedi inadeguati. Quello che vien detto è che la disoccupazione giovanile è del 35%. Invece è il 10%.
Prendiamo per esempio i nostri ragazzi che svolgono qualche lavoretto stagionale. Sono studenti, ma ricevendo un sussidio di disoccupazione, contribuiscono a gonfiare il fenomeno. Eurostat ha fatto una prima indagine per il 2012: su una popolazione di 57,5 milioni tra i 15 e i 24 anni, risultano in media 5,6 milioni di disoccupati di età compresa tra i 15 e i 24 anni e 24,4 milioni di attivi (occupati+disoccupati). Se dividiamo 5,6 per 24,4 otteniamo un tasso di disoccupazione giovanile del 23,0%. Ma la differenza tra la popolazione e gli attivi è di 33,1 milioni di ragazzi studenti o neet. Se dunque al denominatore mettiamo i 57,5 milioni della popolazione otteniamo un’incidenza della disoccupazione pari al 9,7%. Dunque Eurostat e Istat hanno elaborato un indicatore più corretto per la fascia di età 15-24: L’incidenza della disoccupazione sulla popolazione. Questo indicatore ci dice più correttamente che nel 2016 al tasso di disoccupazione giovanile 15-24 del 37,8% corrisponde un’incidenza dei disoccupati sulla popolazione di età 15-24 anni del 10,1%.
 

Concerto rock. (Foto M.Mormile)

 
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