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Novara lì, 29 Agosto 2017
 
Sì e no dell’immigrazione
Discussione senza fine tra i partiti
e ciascuno “vende” le informazioni che gli fanno comodo

 
Che l’immigrazione sia un grande affare economico per l’Italia è verità innegabile. Nel 2015 gli immigrati hanno prodotto 127 miliardi di euro, pari all’8.8% del Pil italiano. Con stipendi pari a 942 euro mensili contro i 1.326 euro di un lavoratore italiano. Con questo, gli immigrati, grazie al basso costo del loro lavoro, hanno “salvato” migliaia di imprese italiane dal fallimento.
Poi ci sono i clandestini, i più disprezzati dalla politica populista, che hanno determinato le più grandi fortune economiche di numerosi italiani. Dati della Guardia di Finanza. Dunque quelli che sono favorevoli all’immigrazione sanno quel che dicono: senza gli immigrati, l’economia italiana subirebbe danni irrimediabili.
Dati oggettivi anche per i contrari: 56.766 detenuti di cui 19.973 stranieri. I quali sono responsabili dell’impennata di 5 tipi di reati: stupri, rapine, furti, prostituzione, droga.
Resta da considerare il volto oscuro dell’immigrazione, il terrorismo di matrice islamica. Si tende a considerare che i terroristi siano di seconda o terza generazione. Ma non è così. Sono per la maggior parte immigrati o figli di immigrati.
Duello senza vincitori, dunque, con argomenti che ciascuno sfrutta a suo piacimento per i propri interessi. Morale: per diritto o per il verso gli immigrati fanno comodo a quelli che per diritto o per il verso si fanno gli interessi loro.
Quelli, non siamo noi cittadini
Sogno di una notte di mezza estate. Gli immigrati spariscono. Che ne sarebbe di tre o quattro partiti? Dovrebbero cercarsi un altro nemico o rassegnarsi a sparire pure loro. Che non sarebbe un gran danno.
 
C.S.
 


Novara lì, 26 Agosto 2017
 
Scontri e ossessioni millenari
Medio Oriente: una pentola in ebollizione
nei campi di battaglia USA, Russia, Cina

 
Rinnovato sentimento anti-iraniano dell’amministrazione Trump dopo la strategia di Obama del “guidare dietro le quinte” incentrata sul sostegno del reintegro dell’Iran nella Regione per creare una sorta di complesso di sicurezza per la soluzione “in casa” delle crisi. Al contrario Trump soffia sul fuoco, rischiando di scatenare una serie di reazioni a catena a vantaggio di Putin che vanta una serie di legami di varia natura: da Israele alla Turchia, dall’Iran all’Arabia Saudita. Mentre la Cina assume sempre di più il ruolo di motore geo-economico grazie ai rapporti commerciali sottoscritti con Iran ed Egitto: 600 miliardi di euro il valore dell’accordo con l’Iran, 45 miliardi di dollari di investimenti cinesi in Egitto che fanno seguito alle esercitazioni militari congiunte delle due marine in Mediterraneo.
Due linee di faglia stanno lacerando il MO: quella dell’ostilità interna al fronte sunnita che vede contrapposti Arabia Saudita e Qatar, e quella dell’ostilità dell’Arabia Saudita verso l’Iran che ha determinato la scelta di campo di Trump.
Lo scenario non è dei più rosei. Quello che preoccupa è l’elevato grado di imprevedibilità di Trump e la evidente discrasia tra le posizioni espresse da una parte dal Dipartimento di Stato e dall’altra dal Pentagono, e da certi ambienti conservatori Americani e Israeliani per il cosiddetto “arco sciita” (Iran, Iraq, Siria, Hezbollah in Siria, la simbolica unione del confine siro-iracheno, lo spettro della creazione di un corridoio terrestre che congiungerebbe Teheran e Beirut attraverso Baghdad e Damasco).
Per la comunità internazionale e in particolare per l’UE sarebbe fondamentale raggiungere una qualsiasi soluzione negoziata. Ma i segnali in arrivo da Washington lasciano aperti scenari ostili.
 
F.N.
 


Novara lì, 23 Agosto 2017
 
Riecco i cartelli “Nuara”
La Lega Nord di Novara paga i cartelli agli ingressi della città
e speriamo che ci restino fino alla loro consunzione naturale

 
Li aveva messi il sindaco leghista Massimo Giordano che certo non può vantare antenati di indiscussa novaresità. Ma che volle dare con la cartellonistica stradale un forte segnale contro l’imbarbarimento … Poi venne Andre Ballarè , che in termini di novaresità è ben messo, e tolse i cartelli. Perché, davano fastidio? Certo che no, perché li aveva messi la Lega. E adesso Canelli, leghista, che arriva dal bolognese con tanto di blasone che non fa rima con nobiltà, e li rimette, a spese della Lega. Va bene così. Speriamo che la prossima volta nessuno si prenda la briga di toglierli, perché ‘stoi metti e togli è davvero da asilo Mariuccia.
Quel che va detto è che non è così che si difendono le tradizioni, ammesso e non concesso di averne ancora qualcuna e di sapere quali siano. Posto che da tanto, tanto tempo, fin dall’apparire dei primi rari bambini di colore presunti mussulmani, le maestre delle scuole elementari pensarono bene di non fare più il Presepio onde non offendere altrui sensibilità. O forse perché avevano bell’e dimenticato che l’identità si conserva studiando la Storia con gli uomini e le donne che l’hanno scritta, la religione, i valori e i principi, gli usi, i costumi, le abitudini, la cucina, eccetera. Ma se l’hanno dimenticato quelli della politica, perché mai dovrebbero ricordarselo le maestre?
Immagino che non ci meraviglieremo se e quando la cartellonistica agli ingressi di Novara sarà scritta in swahili o in bantu. Evoluzione dei tempi!
 

Cartello nel 2009 (Foto M.Mormile).


Novara lì, 20 Agosto 2017
 
Cristiana Giordano, ricercatrice novarese negli USA
Gli arrivi dall'Africa cresceranno ancora. Non è una crisi, è la storia
Gli immigrati ci servono? Il parere di Tito Boeri. La Cina verso l’Africa

 
Cristiana Giordano, 46 anni, docente di Antropologia Medica all’University of California di Davis, dal 2015, dopo aver collaborato con i medici di Emergency nei luoghi di accoglienza di Augusta e Siracusa, si dedica particolarmente allo studio dell’immigrazione dall’Africa. Ha già pubblicato il saggio Migrants in translation e sta attualmente scrivendone uno sul caporalato.
Guerre, povertà, mancanza di futuro, governi corrotti, persecuzioni, ambienti devastati, desertificazione e la piovra miliardaria dei trafficanti di uomini spingono via dai loro Paesi milioni di persone, con la speranza di trovare di meglio. Sbagliato usare termini come crisi ed emergenza, dice la prof.ssa Giordano in un’intervista a La Stampa del 10 agosto 2017. E’ un fenomeno che esiste da vent’anni e crescerà ancora. Anche perchè all’origine c’è lo “snodo cruciale della Storia, dovuto a tanti fattori, tra cui la colonizzazione, e gli Stati che ne sono derivati”.
Non è un’emergenza. E allora? Aiutiamoli a casa loro, dicono in coro quelli della politica. Peccato che queste siano solo parole. O in buona fede, da parte di qualche sprovveduto. O in mala fede da parte di chi sa benissimo che non interessa a nessuno un Piano Marshall per l’Africa. Che sarebbe in ritardo di 40 anni e che vorrebbe dire restituire l’Africa all’Africa e addio sfruttamento delle enormi risorse di quel continente che ci fanno così comodo. E addio ai voti facili a suon di demagogia. Decidiamoci: la moglie ubriaca o la botte piena. Teniamoci l’Africa e organizziamoci per tenerci gli immigrati. Magari per ripopolare e far produrre terre abbandonate di Sicilia, di Calabria e di tante altre Regioni italiane.
D’altra parte questo è il parere del prof. Tito Boeri, insigne economista di reputazione mondiale, presidente dell’Inps, espresso in un’audizione parlamentare. Ogni anno gli immigrati regolari “versano 8 miliardi di contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e servizi sociali, quindi con un saldo netto di 5 miliardi”. Finora il “regalo” è stato di 17 miliardi. E quindi, dice Boeri, sono sempre più necessari immigrati regolari e “mentre aumenta tra la popolazione la percezione di un numero eccessivo di immigrati, abbiamo sempre più bisogno di migranti che contribuiscano al finanziamento del nostro sistema di protezione sociale”. Alzata di scudi dei soliti che sulla faccenda immigrati hanno fatto e fanno la loro fortuna elettorale scatenando la paura del nero invasore. Ma il prof. Boeri parla cifre alla mano. Che ci piaccia o no. Che piaccia o no a quelli che hanno cercato di rimaneggiare le cifre, pretendendo di far quadrare i conti facendo 2+2=22.
Poi ci sono i Cinesi. Che zitti zitti, cheti cheti, come è loro costume, con valuta probabilmente sovrana, si stanno comperando l’Africa. Pagando interi territori un tozzo di pane a persone disperate che devono lasciare i propri villaggi – distrutti dalle nascenti imprese cinesi con lavoratori trasferiti dalla Cina – e andare verso città inospitali e poi, disperate più di prima, verso il Mediterraneo. E nessuno dice niente. Tanto meno quelli che li “vogliono aiutare a casa loro”.
Ci vuole più Europa? Anche, forse. Soprattutto ci vuole più realismo, più studio della Storia, più verità. Che magari non portano voti, ma sono indispensabili per capire e trovare soluzioni.
 

C'est l'Afrique! (Foto M.Mormile).


Novara lì, 30 Giugno 2017
 
Non è nell’interesse dei Cittadini
Agognate sì Agognate no. Chi ci guadagna?
Alla fine il polo di Agognate lo faranno gli amici di Canelli anziché quelli di Ballarè

 
Il nostro progetto di città era incentrato sullo zero consumo di suolo. Un progetto serio e concreto che è stato da pochi davvero capito e apprezzato. Vabbè, il tempo delle recriminazioni è terminato.
Nei vari dibattiti e nello stesso programma presentato era chiaro il nostro intento sulla città e in particolar modo l’idea su Agognate.
Innumerevoli edifici e capannoni abbandonati rimangono inutilizzati a Novara per far fronte a nuove cementificazioni. Quasi dieci anni di crisi finanziaria hanno provocato una mutazione genetica del nostro territorio. Il vuoto urbano è una realtà consolidata e il suolo consumato e sprecato negli ultimi vent’anni in città è un insulto al buon senso. Ancora oggi si è preferito concedere una variante urbanistica piuttosto che studiare soluzioni innovative, convincendo, per esempio con la leva fiscale, aziende a insediarsi nel quartiere Sant’Agabio, a due passi dal CIM e dall’Autostrada.
Quando parliamo di questo argomento siamo etichettati come rigidi ambientalisti, ma la realtà è più complessa. All’interno del progetto di Agognate ci sono interessi che vanno oltre l’incremento di qualche posto di lavoro e il riutilizzo di campi incolti. Il progetto di Agognate presentato in consiglio comunale non alimenta lo sviluppo economico e sociale novarese come invece avrebbe un intervento focalizzato al già costruito: abbattendo e riedificando.
Purtroppo in consiglio comunale noi di Civitas non ci siamo e da semplici spettatori possiamo solo giudicare e alla fine, con molta amarezza, accettare le decisioni di un sindaco che con astuzia e abilità porta avanti programmi già tracciati dalle precedenti amministrazioni.
 

Agognate (Foto M.Mormile).


Novara lì, 20 Giugno 2017
 
Dico la mia. Scrivono gli amici di Civitas
Tarantelle e valzer da non poterne più
Se le cantano e ce le suonano

 
Anch’io alle comunali ho votato Civitas. Perché quando è stato il momento, sono andata a leggermi i programmi dei partiti affissi all’Albo Pretorio e ho visto che solo Civitas aveva davvero principi e modalità di buon governo in testa a un programma preciso, punto per punto. Gli altri dicevano cose che avevano più l’aria delle promesse elettorali e proprio per questo piuttosto simili tra di loro. Tant’è che adesso in Comune continuano a dibattersi su cose antiche con proposte antiche più o meno modificate.
Devo dire che, a giochi fatti, mi sarei aspettata che dall’opposizione ci fosse un atteggiamento più creativo, per così dire, cioè una spinta a fare invece che un generale rimestare. Invece anche l’opposizione è appiattita sulla critica che non va da nessuna parte, perché la maggioranza ha i numeri per andare avanti a modo suo.
Sarebbe bello che l’opposizione prendesse qualche idea da Civitas e proponesse, anche fuori dal consiglio comunale, direttamente ai Cittadini, qualche iniziativa soprattutto in ambito di partecipazione degli stessi Cittadini. Specialmente su come vedono la loro Città e che cosa ne farebbero del Castello, delle caserme, eccetera. A parte che a Novara ci sono fior di professionisti da coinvolgere e tanti giovani intelligenti che dovrebbero essere stimolati con concorsi locali a fare progetti e proposte da sottomettere al gradimento dei Cittadini.
Ho buttato lì delle idee, sperando che qualcuno le raccolga.
 
E.R.
 

Il castello di Novara (Foto M.Mormile).


Novara lì, 12 Giugno 2017
 
Parliamo di Macron?
Qualcuno ne vorrebbe uno così in Italia?

 
Come se fosse possibile! Primo: En Marche ha le stesse iniziali di Emmanuel Macron. Ovviamente non è un caso. Che facciamo noi? In Marcia? E poi cerchiamo Ignoto Meraviglioso? Secondo: la parola “marche” rieccheggia il “marchons marchons” della Marseillese. Anche questo non è un caso. Che facciamo noi? L’Italia s’è desta? Terzo: lo slogan di Emmanuel Macron è stato “ni droite, ni gauche” o “et droite et gauche”. E poi: “je vous aime farouchement”. E ancora: programma amministrativo in ordine alfabetico, trasparente e accessibile come acqua di fonte. Ve li vedete i ragazzotti e i vegliardi dei partiti italiani, parimenti arroganti, intenti a contare i voti a costo di insani corteggiamenti, dire a noi italiani “né di destra né di sinistra” oppure “vi amo ferocemente”? Roba da matti. E infine: “je veux vous servir”. Qui non ci siamo proprio, visto che i politici italiani sono campioni del “servirsi”.
Transeat. Comunque noi di Civitas possiamo dirci soddisfatti di aver intuito la strada della Politica, proprio con la P maiuscola. Era il 25 giugno 2015 quando la stampa pubblicava il nostro manifesto:
Né di destra, né di sinistra. Scrivevamo che “politica è servire, non servirsi”. E in seguito, in campagna elettorale per il rinnovo dell’amministrazione comunale, abbiamo più volte ribadito la nostra totale indipendenza da qualsivoglia partito, il nostro essere liberali ed europeisti. Poi, quando è stato il momento, abbiamo proposto il nostro programma, in ordine alfabetico. Tutto è ancora qui nel sito.
Non avevamo l’ambizione di fare il sindaco. Però speravamo di fare un consigliere comunale. Per dare alla Città un rappresentante libero e forte, senza scheletri negli armadi e che quindi facesse solo e sempre gli interessi dei Cittadini. Non è stato possibile, non abbiamo avuto abbastanza preferenze. Adesso qualcuno si dice pentito, dice che avrebbe fatto bene a scegliere Civitas, che sarebbe stato meglio. Noi intanto continuiamo a lavorare, come facciamo da tempo. Presto i nostri studi e le nostre ricerche saranno sul sito, in modo che tutti ne possano approfittare. A destra e a sinistra. Sempre che abbiano sufficiente cervello.
 

Parigi.


Novara lì, 12 Giugno 2017
 
Dico la mia. Scrivono gli amici di Civitas
Consigli estivi
Caldo? Nessun problema. Rimedio pronto

 
Se volete fare un’esperienza rabbrividente andate ad assistere a un Consiglio Comunale a Novara. Ci sono interrogazioni e mozioni in buona e dovuta forma, con contenuti piuttosto imbarazzanti. Uno si domanda: ma per certi interventi, occorrono interrogazioni e mozioni? Per far funzionare quelli che hanno appaltato la manutenzione del verde pubblico non basta che l’assessore di turno vada a vedere come lavorano e si metta a strillare? Per applicare i regolamenti comunali occorrono mozioni e interrogazioni? Che fanno gli amministratori? Sono in caccia di visibilità a costo di apparire grotteschi? Si parlano addosso? In verità si sparlano addosso. Quando sarete lì ad assistere al Consiglio Comunale, osservate il labiale degli eletti. Potrete avere di che compilare un ricco dizionario di parolacce e critiche feroci, di basso, bassissimo livello. Gente che sta insieme per la poltrona, ma che se potesse si scannerebbe.
 



Novara lì, 18 Maggio 2017
 
E se un ragazzino impertinente chiedesse
Che cosa è la meritocrazia?

 
Vocabolo passato di moda, sembrerebbe ovvio rispondere. Invece ne abbiamo un gran bisogno e bisognerebbe che diventasse un criterio da applicare specialmente a chi comanda.
Categorie e divisioni sono diventate di gran moda. Ci sono quelle dettate dalla paura, quelle che si fanno per interesse, quelle della cattiveria e dell’egoismo, quelle in difesa di gretti poteri. Posto che tutti debbano avere diritti e opportunità, non è detto che ruoli e responsabilità possano essere affidati indifferentemente a chicchessia. Questo sta succedendo e i risultati sono noti. Perché meritevoli e immeritevoli sono giudicati a seconda di alleanze, ricatti, promesse, personalismi, mal di pancia, voti, risultati elettorali, poltrone e seggiole. Niente a che fare con la meritocrazia che dovrebbe premiare chi è più capace a fare una certa cosa, a occupare un certo posto.
La meritocrazia non guarda in faccia a nessuno; guarda capacità, preparazione, affidabilità. E giudica e sceglie in conseguenza.
Purtroppo chi giudica tante volte lo fa pro domo sua, con metodo soggettivo e visioni altrimenti giustificate da modalità definite scientifiche, oggettive, incontrovertibili, anche se non lo sono. Nessun merito è in campo e non si può parlare di migliori. Ma migliori a fare che? E’ proprio questo il punto. Dipende. Ad esempio in una banda di ladri chi è il migliore? Quello che ruba di più. E costui sarebbe meritevole? Migliore e meritevole? Stravolto il concetto di migliore! E la meritocrazia fai da te o piegata a chi comanda e a chi vuole comandare non è certo meritocrazia, bensì ideologia meritocratica, via maestra per le peggiori dittature.
Nelle scuole si fanno gare di merito. Può una gara stabilire il merito? Non sarebbe il caso di usare altri e costanti parametri? Disciplina, attenzione, continuità, educazione, disponibilità, grado di apprendimento. E non sarebbe il caso che questi parametri fossero presenti nel crescere i figli, gli alunni e i cittadini di domani?
Di sicuro il merito dovrebbe essere il principale criterio di selezione. Così dovrebbe essere per esempio nei concorsi per accedere all’amministrazione pubblica. A monte e a valle. Si deve meritare di partecipare. Si deve meritare di vincere. E si devono impedire aiuti e privilegi per amici e sodali. Così a scuola, all’università, nei mestieri, in politica
La meritocrazia esalta volontà e capacità, manda avanti a scuola, all’università, nei mestieri. Dunque bisogna riconoscere e premiare e dare spazio chi ha spirito, qualità, generosità nell’imparare e nel fare. Con vantaggi importanti per tutta la società.
Non ci sono equità, giustizia e il conseguente ben-essere dove la testa non è all’altezza della situazione. E si circonda, ovviamente, di persone sbagliate nel posto sbagliato.
 


Novara lì, 15 Maggio 2017
 
senza idee e valori rilevanti. Così la politica del terzo millennio annega in bassa cultura e insufficiente senso civico
Ma, o forse per questo: tutti pronti a giudicare, pontificare, criticare

 
Amministrare un'azienda, amministrare un ente pubblico, amministrare una qualsiasi realtà che comporti responsabilità e capacità di organizzazione, anche una famiglia per esempio, non è cosa da tutti. E anche chi è in grado di farlo commette spesso degli errori, che possono essere contestati e sottolineati; ma mai dovrebbero essere criticati per partito preso.
Chi non è in grado di farlo, ma vorrebbe, cosa fa dunque? In genere annaspa, si arrampica sugli specchi, giudica, critica e spesso si cimenta in cadute di stile che si possono chiamare più 'popolarmente' "tirarsi la zappa sui piedi". E lo vediamo ormai tutti i giorni: in televisione, sui giornali, nelle nostre stesse comunità, piccole o grandi che siano. Certo, il senso di responsabilità non è cosa da tutti. Perché il ruolo da leader, in una qualsiasi realtà della vita pubblica e privata, fa gola a chiunque, ma non si tratta di un gioco e nemmeno di una guerra. Si tratta poi, all'atto pratico, di saper gestire un gruppo di persone, una comunità e di coordinare una serie di azioni nella maniera più “produttiva” possibile.
Sbagliando, magari, ma senza mai dimenticare che la leadership deve essere al servizio degli altri, non al di sopra. E chi contesta una leadership deve sapere argomentare le proprie contestazioni con tesi sensate, e non deve farlo solo perché 'l'altro è il nemico da combattere”, con il risultato che a quel punto l'intera organizzazione ne risente, primi fra tutti quelli che stanno sui 'gradini inferiori'.
E' questa la sottile differenza tra il saper gestire e il voler fare i bastian contrari ed è questo che manca a questa Italia sempre più preda delle manie di protagonismo, a tutti i livelli sociali, culturali e amministrativi.
Basterebbe collaborare un po' di più, anche con chi non ha le nostre stesse idee e ogni azione (come anche ogni contestazione argomentata) diventerebbe produttiva e si trasformerebbe in linfa vitale per lo sviluppo.
 

Graffiti.


Novara lì, 4 Maggio 2017
 
Gli scenari della Turchia post referendum
Intervista di Federico Nicola al prof. Federico Leonardi

 
Il 16 aprile la Turchia ha votato per la riforma costituzionale fortemente voluta dal Presidente Recep Tayyip Erdogan. Ha prevalso il sì di misura con il 51,2%, con un margine di poco di un milione di voti di vantaggio, un paese diviso in due e in cui nelle grandi città, Istanbul, Ankara e Smirne, come nelle regioni curde ha prevalso il no. Le opposizioni contestano la validità di almeno 2,5 milioni di voti e irregolarità in 2/3 dei seggi, i ricorsi da loro presentati sono stati bocciati dalla Commissione Elettorale Suprema (Ysk). Una riforma “pesante” che allontana sempre di più la Turchia dall’Europa, sono ben 18 gli emendamenti modificati in base all’esito del referendum: abolita la carica di Primo Ministro eletto dal parlamento, si passa ad un presidenzialismo privo di fatto di ogni forma di bilanciamento dei poteri. Sul presidente della Repubblica, eletto ogni 5 anni insieme al parlamento si assommano gran parte dei poteri. E ora quali sono gli scenari per il Paese? Lo abbiamo chiesto al prof. Federico Leonardi, ricercatore presso la facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffele di Milano ed esperto di questioni mediorientali.
 
Professore la Turchia è veramente spaccata in due dopo il referendum costituzionale? Sì, ma fa parte di un processo di crescita. Dopo aver per decenni costruito la democrazia, imitando l’Occidente, ora avviene una svolta autoritaria. È un percorso che molte democrazie attraversano, la storia europea insegna. Ora, la Turchia è spaccata fra chi vorrebbe aumentare la rappresentanza di tutte le sue voci, la cui più pericolosa per la stabilità interna è quella curda, chi, invece, diminuirla, per ottenere la governabilità. Tuttavia, il problema più grande è che le svolte dittatoriali possono lasciare ceneri dietro di loro: lo stato caserma che oggi la Turchia rischia di distruggere lo sviluppo turco degli ultimi decenni.
 
Come devono essere lette nello scacchiere mediorientale le parole di apprezzamento del Presidente Trump verso Erdogan per l’esito referendario? Come le parole di un politico realista, che dunque mette davanti a tutto l’interesse immediato, cioè contrastare l’altra Grande Potenza, la Russia. Trump elogia Erdogan, perché spera di averlo alleato contro la Russia; l’Unione Europea, invece, non gioca ruolo alcuno in Medio Oriente, perciò Trump non la considera. Tuttavia, non dimentichiamoci che da decenni gli USA mirano a ridisegnare il Medio Oriente: Obama insisteva sull’appoggio alla rivoluzioni popolari, le primavere arabe, Trump sull’appoggio a governi autoritari. Ma la sostanza vera è il mutamento di tutta l’area, senza intaccare gli interessi americani.
 
Secondo diversi analisti il vecchio continente è ostaggio di Erdogan in merito all’accordo dei rifugiati presenti nel Paese, crede che si farà forte di questo per pretendere aiuti e condizioni? La Turchia ha abbandonato del tutto l’idea di entrare nell’Unione Europea? Erdogan ha già ottenuto molto dall’Unione Europea e, inoltre, gli investimenti europei sono il motore del successo economico turco. I rifugiati saranno usati da alcune forze europee, prive di idee del futuro, per tornare al passato e proclamare la chiusura dei confini; sono già stati usati da lui per aumentare il proprio consenso interno e avere, è risaputo, denaro dall’Unione. Continua la confusione: la Turchia oscilla fra Europa e Medio Oriente, l’Unione Europea non sa dotarsi di una politica estera precisa. Quindi, la Turchia, per ora, rimane sospesa: si allontana dai valori e dai principi europei, ma rimane un presidio dei confini europei. Il discorso non è chiuso, per niente.
 
Federico Nicola
 

Istambul (Foto: M.Mormile).


Novara lì, 8 Aprile 2017
 
Servono educazione, rispetto, regole
Senso civico

 
Senza educazione, rispetto, regole la società va a rotoli. E siccome il pesce puzza dalla testa, sarebbe il caso che la testa pensasse.
Ha fatto notizia che il vip Michele Placido si sia messo a pulire le strade di Roma. Un bell’esempio per i Cittadini maleducati e per coloro che sono incaricati di pulizia e controllo. Gli uni e gli altri sembrano avere nel dna il gene dell’inciviltà. Non solo a Roma.
E se così non fosse, allora quei Cittadini puntuali contribuenti di tasse per i rifiuti con servizi magari poco erogati, si chiedono legittimamente e anche un po’ imbufaliti, e quali siano le ragioni che impediscono la soluzione di un problema incompatibile con il vivere civile.
Cominciamo coll’osservare che il senso civico e i comportamenti conseguenti dipendono in larga misura dalla fiducia negli altri che mira a contribuire al miglioramento della società in cui si vive. La fiducia provoca effetti benefici a tutta la comunità. In particolare, si vive meglio se le istituzioni (particolarmente quelle prossime, come Comuni e Province) funzionano meglio; allora i servizi funzionano meglio; e anche la sanità funziona meglio. Al contrario, la sfiducia provoca indifferenza e in alcuni casi (sempre più frequenti) genera atteggiamenti predatori verso gli altri e le risorse pubbliche.
Il senso civico e i contatti sociali si rafforzano a vicenda e la reciproca fiducia fa crescere la società. Dove la fiducia è scarsa, strade e luoghi pubblici sono imbrattati, i rifiuti gettati per strada sono sempre più copiosi, i muri sono imbrattati da graffiti e scritte di ogni genere, la viabilità è disattesa. Parcheggi selvaggi, occupazione di passi carrai e di spazi per i disabili, la cosa pubblica oggetto di vandalismi (a titolo di esempio: panchine divelte, fontane sporche manco fossero pattumiere, verde pubblico devastato, deiezioni di cani – poveri cani con simili padroni! - ovunque). Che cosa governa il modo di agire in una società senza fiducia? La legge del “familismo amorale”, vale a dire “fregatene degli altri ottenendo i maggiori vantaggi per te”.
Che fare? Primo: l’esempio. E’ inammissibile che nelle amministrazioni pubbliche ci siano persone visibilmente disordinate (capelli, abbigliamento, posture, linguaggio inadeguati ai luoghi e a ciò che rappresentano, gruppi social “riservati” in cui si scrive quel che non può essere detto pubblicamente). Secondo: la scuola, fin dai primi anni. Alla scuola deve essere dato il potere di educare, con tutti mezzi leciti e senza che sia permesso a qualche genitore di fare il pubblico ministero contro dirigenti scolastici e docenti. Terzo: la politica. Promuovere educazione, rispetto, regole deve essere un compito delle politiche sociali e dell’istruzione. Ovviamente è fondamentale che la politica faccia le pulizie di Pasqua all’interno, quindi a partire da se stessa.
E se la politica deve farsi carico del senso civico, abbia la decenza di stabilire regole precise e comprensibili, di stabilire sanzioni esemplari per chi non rispetta le regole, di aiutare i Cittadini volonterosi. Qualche cestello in più non guasterebbe.
Del merito qui si faccia solo cenno. Ma è proprio il caso di parlarne. Un’altra volta.
 

Graffiti.


Novara lì, 2 Aprile 2017
 
In memoria di Gian Carlo
 
Servire, non servirsi.
Questa regola enunciata da don Sturzo è stata la regola di Gian Carlo, protagonista senza mai essere sfiorato dalla tentazione del protagonismo. Gentiluomo e galantuomo.
E’ stato facile volergli bene, stimarlo, ascoltarlo.
Per tanti di noi è stato un privilegio camminare insieme a Gian Carlo alla ricerca di idee, principi, proposte e soluzioni per la vita di ciascuno e della collettività. Amava la famiglia, la gente, la sua città. E’ stato un amico perfetto, disponibile e generoso. Un cittadino esemplare, consapevole che i diritti nascono dai doveri compiuti, pronto a mettersi a disposizione per dimostrare che si può fare politica senza sguaiataggini, senza volgarità, senza violenze.
Per tanti di noi Gian Carlo è stato maestro di educazione e di lealtà.
E’ stato tradito, a volte, da coloro a cui aveva dato fiducia. E’ andato oltre, fermo nelle proprie convinzioni e nella propria fede.
A volte non è stato capito, perché faceva con discrezione quel che riteneva giusto senza esibire meriti, senza cercare gratitudine.
Per alcuni è stato scomodo. Perché aveva il gusto della verità.
Per altri, tutti gli altri, al contrario, proprio questo gusto della verità lo ha reso ancora più amabile e ammirabile.
E tutti hanno sempre saputo che da Gian Carlo si poteva avere risposta pronta per ciò che fosse buono, utile, di valore. O la comprensione e il consiglio giusti per fare di più e meglio.
Novara, gli amici, gli avversari hanno perso tanto. Troppo.
Rimangono però tante cose di Gian Carlo, dalla voce pacata al sorriso, dal suo tanto sapere alla sua sensibilità, dalla voglia indomita fino all’ultimo di non fare passi indietro, dal suo senso civico al suo essere cristiano fiducioso e altruista per il quale l’altro è sempre immagine di Dio.
Grazie, Gian, per averci dimostrato che contro ogni apparenza il bene non si disperde mai.
 

Gian Carlo Paracchini (Foto: M.Mormile).

 

GIAN CARLO PARACCHINI
30 gennaio 1938 – 31 marzo 2017
Dottore commercialista
Cavaliere della Repubblica Italiana
Grande Ufficiale dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme
Fondatore e primo Presidente dell’associazione Civitas Novara Piemonte Italia
Fondatore e primo Presidente della sezione novarese del Centro Studi Internazionale don Luigi Sturzo
Fondatore e Presidente aggiunto dell’associazione Essere Cattolici Oggi
 


Novara lì, 1 Aprile 2017
 
Il sindaco di Novara va oltre la sguaiataggine
La bestemmia in consiglio comunale

 
Come giudicare un episodio così offensivo e grave?
Li hanno cacciati dalla tv, dai giornali e dai campi di calcio. In qualche modo i bestemmiatori sono stati puniti. Immunità per il sindaco di Novara che passa dalle parolacce alla bestemmia? Basta chiedere scusa, promettere di non farlo più e tutto passa?
Nel nostro ordinamento la bestemmia era un reato penale. Poi di secolarizzazione in secolarizzazione, il suo disvalore sociale si è notevolmente ridotto. Tuttavia è ancora vigente l’articolo 724 del Codice Penale che prevede, per chiunque pronunci bestemmia, una sanzione amministrativa di 309 euro al massimo e altrettanto vigente è il reato di illecito amministrativo sanzionato dall’articolo 415 del Codice Penale, punibile con la reclusione da 6 mesi a 5 anni.
La prima domanda è: ci sarà qualche giudice a cui venga voglia di non lasciar correre e di procedere secondo la legge?
La seconda domanda è: un sindaco leghista che bestemmia è credibile quando sbraita sulla difesa delle nostre tradizioni e dei nostri valori?
La terza domanda è: come mai nessun Consigliere Comunale ha chiesto una qualche punizione per il bestemmiatore? Forse che lo sdoganamento della bestemmia in Consiglio Comunale senza conseguenze rende impunibile chiunque altro si esibisse in tali intemperanze?
Considerazione conclusiva: è difficile fidarsi di chi va fuori controllo non appena succede qualcosa che non gli piace.
E che il fuori controllo dimentica ogni rispetto, specialmente quello dovuto ai Cittadini, e il senso etico del proprio ruolo.


Novara lì, 1 Aprile 2017
 
la preveggenza di Joseph Ratzinger
“La Chiesa sarà minoritaria e un po' caotica...”

 
Dalla crisi odierna emergerà un’altra chiesa
Nel 1969 in 5 discorsi radiofonici l’allora quarantenne professore di teologia diceva: “Io sono certo di ciò che rimarrà alla fine, non la chiesa del culto politico, ma la chiesa della fede. Una chiesa che non sarà più la forza sociale dominante nella misura in cui lo era fino a pochi anni fa, ma una chiesa che conoscerà una nuova fioritura e apparirà come la casa dell’uomo, dove trovare vita e speranza dopo la morte […]. Nel cristianesimo c’è sempre un nuovo inizio, è quel che accade ora e che avverrà anche in futuro, sempre. E questi inizi susciteranno nuove e vigorose forme di vita cristiana”.


Novara lì, 6 Febbraio 2017
 
cattivi maestri
Politica maleducata, cittadini maleducati

 
Città sempre più sporche. Novara, ridotta a un immondezzaio, non fa eccezione. E perché mai dovrebbe essere diverso? Quando la politica insegna la ribellione alle regole, il disprezzo per gli altri, il contro comunque e sempre, l’egoismo e la regola dell’io su tutto e tutti, i risultati sono scontati: la comunità diventa un fastidio, i beni della comunità qualcosa che si può danneggiare, l’educazione un impedimento.
Non ci vengano a raccontare che è colpa dei social. I social recepiscono e amplificano. Ma le cause sono a monte. Là dove si dovrebbe dar prova di civiltà e civismo e invece si parla il linguaggio dell’odio, della violenza e dell’intolleranza.
 

Politica maleducata, cittadini maleducati.

tarantell@mente
Centro destra in cerca di leader

Lo faccio io, lo fai tu, no tu no. Un pacco e mezzo di personaggi si propongono di guidare il centro destra. Con provenienze e percorsi di ogni genere. Quello che stupisce di più è Matteo Salvini. Vedasi la sua biografia in Wikipedia. Domanda: che cosa è il centro destra?
 


 


Novara lì, 9 Gennaio 2017
 
Spettacolini
La politica che si dimentica di se stessa
E pazienza. Il problema è che si dimentica dei cittadini.

 
Potremmo lasciarli litigare. Potremmo mandarli al diavolo. Ma noi? Intanto che loro litigano, si accusano vicendevolmente, ci parlano con slogan roboanti da campagna elettorale permanente, ci sommergono di faremo, diremo, provvederemo, andremo, cercheremo, troveremo e altri futuri senza o di incerto futuro, noi siamo travolti dai soliti problemi per la cui soluzione servono persone competenti e libere da lacci, laccetti, lacciuoli e altri impedimenti.
Tanto per rimanere coi piedi per terra, ci potrebbero bastare persone informate e formate a qualche sano principio:
1. E’ primo canone dell’arte politica essere franco e fuggire l’infingimento. Promettere poco e mantenere quel che si è promesso, perché è saggio consiglio non impegnarsi senza aver riflettuto a lungo ed essersi formata la convinzione di poter mantenere l’impegno preso.
2. Si crede che la menzogna sia un obbligo in politica, ma non è così. La menzogna viene sempre a galla; a parte la sua natura immorale, ritorna più a danno che a utile. 3. Non ti circondare di adulatori. L’adulazione fa male all’anima, eccita la vanità e altera la visione della realtà.
4. Non pensare di essere l’uomo indispensabile, perché da quel momento farai molti errori.
Questi e altri consigli sono di don Luigi Sturzo padre del popolarismo (da non confondere con il populismo becero e volgare) e convinto promotore del liberalismo moderno (da non confondere con il neo-liberismo dell’attuale capitalismo speculativo e finanziario).
Ci sta bene insieme un antico adagio, quello delle 10 P: prima pensa poi parla perché parole poco pensate portano pene.
 

E pazienza. Il problema è che si dimentica dei cittadini.


Novara lì, 5 Gennaio 2017
 
il caso caserme e non soltanto
Opportuna e indispensabile una visione d’insieme.

 
A pezzi e a bocconi
C’è un progetto-città? Sembra di no. Un giorno si parla di Casa Bossi. Il giorno dopo tocca alle caserme. Dopodomani c’è il macello pubblico in primo piano. Il Castello e la Biblioteca. E naturalmente prima o poi qualcuno si ricorderà dell’Ospedale Maggiore e degli edifici che rimarrebbero vacanti in caso di trasferimenti degli uffici pubblici in luoghi diversi dagli attuali.
Forse è il caso di fare un po’ meno dichiarazioni e di riflettere, far riflettere, riesumare qualche antico progetto di largo respiro. Pazienza se prodotto dalla “concorrenza” politica. Magari sarebbe il caso di lanciare giovani talenti, capaci di immaginare, proporre, quantificare costi, risparmi, ritorni d’investimento, utilizzi e utilità. Altrimenti il rischio è di ricominciare con le cattedrali nel deserto, mai finite, con preventivi di spesa al continuo rialzo, e con destinazioni vuoi fantasiose vuoi inadeguate.
Sarebbe il caso di parlare poco e cominciare dal principio: un bel repertorio di cose e di necessità da mettere insieme con giudizio.
 

Opportuna e indispensabile una visione d’insieme.

il caso treni e trenini
Novara-Milano-Novara. Prima di parlare informarsi.

 
Di questi giorni ne abbiamo sentite di ogni colore. Dalla riduzione dei tempi di percorrenza alla “metropolitana leggera”. Gli amministratori pubblici avrebbero interesse a informarsi. Lo sanno che esiste la linea suburbana S6 che collega ogni mezz’ora Novara a Pioltello/Treviglio passando per Milano. Lo sanno che per ridurre il tempo di percorrenza da 42’ a 32/35’ si dovrebbero sopprimere una o due stazioni. Che ne pensano quelli di Magenta e di Rho?
Complimenti, anche all’opposizione che non ha fiatato di fronte a dichiarazioni inquietanti e superficiali.
 

Novara-Milano-Novara. Prima di parlare informarsi.

 
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